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IL DOSSO AL CAMPIONATO NAZIONALE DI ATLETICA DEL CSI

IL DOSSO AL CAMPIONATO NAZIONALE DI ATLETICA DEL CSI

Cosa portiamo a casa dal campionato nazionale di atletica svoltosi a Pescara dal 7 al 9 settem­bre? I dieci atleti che hanno gareggiato nelle gare previste per la categoria disabili hanno raccolto decisamente molti successi.

Agazzi Rani ha vinto nelle gare della categoria femminile, mentre Dognini Marco si è aggiudicato i titoli di campione nazionale nei 60 metri e nel salto in lungo, Pernicia­ro Giuseppe ha vinto il campionato del lancio del vortex e Rocco Alessandro, alla sua prima espe­rienza, è risultato vincente nei 400 metri. Ma non vanno certo dimenticati gli altri atleti che hanno dimostrato il proprio valore e il proprio impegno portando a termine tutte le gare, dando il meglio di sé. E’ questa una caratteristica tipica delle gare con i disabili: ognuno si misura con se stesso e con le proprie possibilità e vince chi dà il massimo di se. Dovrebbe essere così per tutto lo sport, ma troppo spesso ci dimentichiamo che la prima sfida è con se stessi e non per sconfiggere l’avversario. Per questo vogliamo ricordare tutti i partecipanti: Perniciaro Salvatore, Ghidelli Giuseppe, Gipponi Marco, Tartaglia Danilo, Beccalli Adriano, Hrustic Senad.

Tutto normale quindi, possiamo dire. Proprio così! L’obiettivo del Dosso non sono la semplice integrazione o inclusione, ma la “normalizzazione”. Occorre cioè che l’attività sportiva con i disabili di­venga sempre più un’attività come tutte le altre, con la stessa dignità, le stesse caratteristiche e la stessa organizzazione.

Ma poi è successa una cosa curiosa, inaspettata. Al traguardo della corsa veloce, dove mi sono piazzato per fare le foto, si è avvicinato il fotografo ufficiale, che conosco da alcuni anni. “Come stai?” ”Bene!”, dico. “Certo che, quando arrivate voi, arriva la gioia!” Una frase buttata lì, apparente­mente superficiale. E invece va diritta al cuore. Dunque, perché la festa sia completa, perché ac­quisti il suo sapore migliore è necessario che siano presenti i disabili. La gioia si leggeva negli oc­chi dei Giudici di gara, degli allenatori ed anche degli atleti che partecipavano con trasporto alle gare dei disabili. Come se ci fosse bisogno di recuperare quella dimensione di valori profondi dello sport, che a parole spesso affermiamo, ma che lì si realizzavano nell’esperienza pratica. C’è biso­gno di “restare umani” per sentire che davvero è possibile un mondo dove essere diversi non fa differenza, dare il proprio contributo secondo le proprie possibilità è comunque vincente, l’amicizia e la solidarietà sono “normali” come è “normale” la diversità. Senza gli atleti disabili la festa non sarebbe completa. Questo è il CSI che ci piace. E molto.

Davide Iacchetti